L’Etiopia vuole produrre energia, raggiungere il mare e contare di più nel Corno d’Africa. Ma il ritorno dei combattimenti nel Nord minaccia la stabilità necessaria a sostenere queste ambizioni. Il 9 ottobre Addis Abeba ha invocato davanti al Consiglio di sicurezza il diritto all’autodifesa, accusando l’Eritrea di incursioni militari. Asmara ha respinto la giustificazione etiope e accusato il vicino di voler ottenere con la forza un accesso sovrano al Mar Rosso. Sono accuse contrapposte, non un quadro indipendentemente accertato di tutte le operazioni sul terreno.
La distanza dal 2018 è impressionante. Allora il riavvicinamento tra Abiy Ahmed e il presidente eritreo Isaias Afwerki sembrava poter chiudere una lunga stagione di ostilità. La pace con l’Eritrea avrebbe contribuito all’assegnazione del Nobel ad Abiy nel 2019. I due governi si ritrovarono poi alleati nella guerra contro il TPLF. Oggi il deterioramento dei rapporti riporta al centro la frontiera e mostra quanto fossero fragili gli equilibri costruiti intorno a nemici e interessi comuni.

L’accesso al mare è una questione economica concreta per un Paese rimasto senza costa dopo l’indipendenza eritrea del 1993. Porti, corridoi stradali e collegamenti ferroviari incidono sul costo delle importazioni e sulla competitività delle esportazioni. Il problema nasce quando la ricerca di servizi logistici si sovrappone a rivendicazioni politiche e strategiche. Un accordo commerciale può essere negoziato; la sovranità territoriale mobilita paure storiche e apparati militari.
La crisi con la Somalia seguita al memorandum tra Etiopia e Somaliland del gennaio 2024 aveva già mostrato questo rischio. La dichiarazione di Ankara dell’11 dicembre 2024, mediata dalla Turchia, ha indicato una possibile via diplomatica: garantire all’Etiopia un accesso affidabile al mare mediante accordi commerciali nel rispetto della sovranità somala. Quella formula contiene una distinzione essenziale. L’esigenza di far transitare merci non equivale al diritto di acquisire una costa.
L’altra grande direttrice della politica etiope passa dal Nilo. Il 9 settembre 2025 Abiy ha inaugurato la Grande diga del Rinascimento, costruita sul Nilo Azzurro. Addis Abeba la presenta come un’infrastruttura per lo sviluppo e la produzione elettrica. Per i Paesi a valle, soprattutto l’Egitto, la gestione dell’acqua resta un tema di sicurezza nazionale. Il confronto riguarda anche le regole operative e la cooperazione durante le siccità: produrre energia e garantire prevedibilità ai vicini richiede istituzioni capaci di condividere informazioni e impegni.

Dentro il Paese, le ostilità in Tigray, Amhara e Afar denunciate dall’ONU a ottobre restringono lo spazio di questa proiezione esterna. Ogni nuova campagna militare assorbe risorse, interrompe servizi e rende più difficile ricomporre il rapporto tra centro e territori. L’ambizione di modernizzare lo Stato si confronta con una domanda politica ancora irrisolta: come tenere insieme comunità che diffidano del potere federale e temono le scelte delle altre regioni.
La forza dell’Etiopia dipenderà dalla capacità di rendere compatibili questi piani. Una diga può produrre elettricità e un porto può ridurre i costi degli scambi, ma nessuna infrastruttura sostituisce un accordo sulla convivenza interna. La prova per Abiy è trasformare le grandi opere e la diplomazia regionale in benefici duraturi. La nuova escalation rischia di allontanare entrambi.
Approfondimento dell’edizione del 13 ottobre 2026. Le fotografie sono immagini d’archivio o di contesto: non documentano necessariamente gli eventi descritti nel testo.
Fonti e riferimenti (6)
- Associated Press — Ethiopia tells UN it is acting in self defense against Eritrea
10 ottobre 2026 - Reuters — Eritrea asks UN to intervene in standoff with Ethiopia
10 ottobre 2026 - Ministero degli Esteri turco — Ankara Declaration
11 dicembre 2024 - Ethiopian News Agency — PM Abiy Inaugurates Grand Ethiopian Renaissance Dam
9 settembre 2025 - ONU — Secretary General’s statement on Ethiopia
9 ottobre 2026 - United Nations University — The Grand Ethiopian Renaissance Dam A Water Diplomacy Challenge
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