Una scuola chiusa può raccontare una guerra meglio di una linea del fronte. Nelle regioni anglofone del Camerun, andare a lezione è diventato un problema di sicurezza: occorre attraversare strade controllate da uomini armati, rispettare o sfidare i blocchi imposti dai separatisti, trovare insegnanti disposti a restare. Il conflitto per l’Ambazonia continua così a consumare il futuro di bambini che non hanno scelto né la secessione né la risposta militare del governo.

Ambazonia è il nome con cui i movimenti indipendentisti designano lo Stato che vorrebbero creare nelle regioni del Nordovest e del Sudovest. La sua origine politica sta nella storia coloniale. Dopo la sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale, il Camerun venne diviso tra amministrazioni francese e britannica. Nel 1961 il Southern Cameroons britannico si unì alla Repubblica del Camerun in una federazione. Nel 1972 la federazione fu abolita: cominciò una centralizzazione che molti anglofoni avrebbero vissuto come la progressiva cancellazione delle proprie garanzie.

L’edificio amministrativo dell’Università di Buea, nel Sudovest anglofono del Camerun.
L’edificio amministrativo dell’Università di Buea, nel Sudovest anglofono del Camerun. Immagine d’archivio (2026).Foto: Dohsen Margaret · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata; ritaglio di impaginazione.

La crisi contemporanea esplose nel 2016 con le proteste di avvocati e insegnanti. Al centro c’erano tribunali, lingua e istruzione, ambiti nei quali la tradizione anglofona si sentiva marginalizzata. La repressione contribuì alla radicalizzazione. Nel 2017 arrivò la proclamazione separatista dell’indipendenza e la contesa si trasformò in conflitto armato. Ridurla a una lite tra chi parla inglese e chi parla francese impedisce di comprenderne la sostanza: la distribuzione del potere e la possibilità di essere rappresentati nello Stato.

Le responsabilità verso i civili attraversano gli schieramenti. Human Rights Watch ha documentato abusi delle forze governative e dei gruppi separatisti, mentre le scuole sono diventate bersagli e strumenti di pressione. I boicottaggi dell’istruzione, presentati come disobbedienza politica, hanno finito per colpire proprio le comunità che gli indipendentisti dichiarano di difendere. La frammentazione delle formazioni armate rende inoltre difficile individuare interlocutori capaci di far rispettare un eventuale accordo.

L’appello UNICEF per il 2026 descrive blocchi alla circolazione, attacchi contro insegnanti e servizi essenziali interrotti. Nel 2025, ricorda l’agenzia, il blocco più lungo nelle regioni anglofone è durato cinque settimane. La stima di 2,9 milioni di persone bisognose di assistenza riguarda però tutto il Camerun: comprende anche altre emergenze, dall’Estremo Nord agli effetti delle alluvioni. Attribuirla interamente alla guerra ambazoniana falserebbe la dimensione del conflitto.

Abito tradizionale Atoghu di Bamenda: il patrimonio culturale del Camerun anglofono.
Abito tradizionale Atoghu di Bamenda: il patrimonio culturale del Camerun anglofono. Immagine d’archivio (2026).Foto: Dohsen Margaret · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata; ritaglio di impaginazione.

Il governo difende l’unità nazionale; i separatisti invocano l’autodeterminazione. Tra queste posizioni esiste uno spazio politico che anni di violenza hanno ristretto: garanzie linguistiche, autonomia effettiva, responsabilità per gli abusi e partecipazione delle comunità. Un negoziato credibile dovrebbe affrontare questi punti e includere chi non porta armi. Gli insegnanti, le associazioni e le famiglie non possono restare semplici destinatari di decisioni prese altrove.

L’uscita dalla guerra richiederà anche un cambiamento della sua misura pubblica. Contare i territori conquistati dice poco se gli abitanti continuano a fuggire. La riapertura stabile delle scuole, l’accesso alle cure e la fine dei sequestri offrirebbero indicatori più concreti. Per una generazione cresciuta dentro questa crisi, il primo risultato della pace sarebbe poter programmare il giorno successivo.

Approfondimento dell’edizione del 13 ottobre 2026. Le fotografie sono immagini d’archivio o di contesto: non documentano necessariamente gli eventi descritti nel testo.

Fonti e riferimenti (4)
  1. Human Rights Watch — These Killings Can Be Stopped
    19 luglio 2018
  2. UNICEF — Cameroon Appeal 2026
    marzo 2026
  3. ONU — Children and Armed Conflict in Cameroon
    scheda consultata il 13 ottobre 2026
  4. Amnesty International — Human Rights Violations in Cameroon’s Anglophone North West Region
    giugno 2023