Quale spazio possono avere i valori cristiani in un’Europa chiamata a confrontarsi con l’incertezza internazionale e con società sempre più plurali? La domanda ha attraversato l’incontro del 30 settembre al Parlamento europeo di Bruxelles, dedicato a una nuova lettura dell’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Al centro, il rapporto tra il patrimonio religioso del continente e le responsabilità della politica nel presente.
L’iniziativa, ospitata dall’eurodeputato greco Dimitrios Tsiodras, del Partito popolare europeo, è stata organizzata con l’Assemblea interparlamentare sull’Ortodossia e l’intergruppo del Parlamento europeo per la libertà di religione, credo e coscienza. Il programma indicava un obiettivo preciso: mettere in relazione istituzioni, Chiese e organizzazioni cristiane per discutere i principi che possono orientare il futuro europeo in un contesto di instabilità geopolitica.

Un confronto tra istituzioni e comunità
Il resoconto degli organizzatori dà conto degli interventi della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, degli eurodeputati Miriam Lexmann ed Evangelos Meimarakis, del presidente della Comece Mariano Crociata e del vescovo Apostolos di Tanagra. Sono citati anche Frank Dieter Fischbach, segretario generale della Conferenza delle Chiese europee, e Alberto Lo Presti, in rappresentanza del Movimento dei Focolari e di Insieme per l’Europa.
Il confronto aveva anche un punto di partenza editoriale: la presentazione degli atti del convegno sulla politica come espressione dei valori cristiani nella vita quotidiana, tenuto all’Università Aristotele di Salonicco nel maggio 2024. L’edizione inglese, richiamata nel programma di Bruxelles, porta quella riflessione in una dimensione europea. Il passaggio dalla testimonianza personale alla responsabilità pubblica è il filo che unisce i due appuntamenti.
Una cornice aperta a convinzioni diverse
L’articolo 17 offre la cornice istituzionale di questo percorso. L’Unione rispetta lo status riconosciuto dal diritto nazionale alle Chiese e alle comunità religiose, così come alle organizzazioni filosofiche e non confessionali. Con tutte queste realtà mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare, riconoscendone l’identità e il contributo specifico. La disposizione, introdotta dal Trattato di Lisbona, riguarda dunque interlocutori diversi e non assegna a una singola tradizione religiosa un ruolo esclusivo.

Il canale di confronto ha una storia che precede il Trattato. Il servizio di ricerca del Parlamento europeo ne rintraccia le radici nelle iniziative avviate negli anni Novanta, quando Jacques Delors sollecitava una riflessione sulla dimensione etica e spirituale dell’integrazione. Con l’entrata in vigore di Lisbona, nel 2009, quel dialogo ha trovato una base giuridica esplicita.
Dalle radici alle scelte pubbliche
La questione dell’identità emerge con particolare forza nell’intervento di Maximos Charakopoulos, segretario generale dell’Assemblea interparlamentare sull’Ortodossia. Nel resoconto dell’organizzazione, il parlamentare greco richiama l’importanza dell’eredità cristiana e sostiene che la sua valorizzazione possa convivere con democrazia e pluralismo. È una tesi politica che riporta al centro la relazione tra memoria europea e convivenza nelle società contemporanee.
Il nodo, sul piano politico, è come tradurre quel patrimonio in proposte comprensibili e discutibili anche da chi non condivide la stessa fede. Dignità della persona, solidarietà e responsabilità verso gli altri possono diventare terreno di confronto pubblico; il loro significato concreto deve però misurarsi con scelte, priorità e risorse. Qui il richiamo ai valori incontra il lavoro quotidiano delle istituzioni e la possibilità del dissenso.
Per questo, la portata di appuntamenti come quello di Bruxelles va cercata nella qualità del dialogo che riescono ad aprire. La partecipazione delle comunità religiose acquista rilievo quando contribuisce a formulare domande e proposte rivolte all’intera società. Il banco di prova resta la capacità di riconoscere le proprie radici e, nello stesso spazio pubblico, ascoltare convinzioni differenti. È in questo equilibrio che il confronto sull’identità europea può diventare una discussione sul suo futuro.
Approfondimento dell’edizione del 17 ottobre 2026. Le fotografie sono immagini d’archivio o di contesto: non documentano necessariamente gli eventi descritti nel testo.
Fonti e riferimenti (4)
- Programma e locandina dell’incontro — Christian values in Europe, Bruxelles
30 settembre 2026 - Assemblea interparlamentare sull’Ortodossia — Resoconto dell’incontro
30 settembre 2026 - EUR-Lex — Articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea
Testo del Trattato - Parlamento europeo, EPRS — Briefing sul dialogo previsto dall’articolo 17
2 dicembre 2024




